martedì 17 luglio 2018

BOMBA DI MAIO: No al CETA, rimuoveremo i dirigenti che lo difendono! Siete d accordo?

Di Maio conferma la linea già espressa dal ministro dell’Agricoltura Centinaio sul Ceta : l’Italia è intenzionata infatti a bloccare infatti la ratifica dell’Accordo di libero scambio con il Canada. «Questa maggioranza lo respingerà», ha detto il vicepremier all’assemblea della Coldiretti con riferimento al trattato di libero scambio tra Canada e Unione europea entrato in vigore il 21 settembre 2017 e attualmente in fase di ratifica da parte dei Paesi Ue.
Al momento, la sola parte in sospeso del Ceta è quella sugli investimenti, che appunto chiama in causa la ratifica dei 28 Stati membri.
«Essere qui significa anche rivendicare un po' di sano sovranismo», chiosa Di Maio nel suo intervento spiegando che «se si cerca di difendere delle eccellenze» come il made in Italy, si è accusati di essere «populisti e antieuropei».
Il vicepremier aggiunge in tono minaccioso che «se anche uno solo dei funzionari italiani che rappresentano l'Italia all'estero continuerà a difendere trattati scellerati come il Ceta, sarà rimosso». Il Ceta viene accusato dal governo M5S-Lega di favorire lo sbarco di prodotti che copiano il made in Italy, soprattutto nell’agroalimentare. Ma non ratificarlo sarebbe «un grave errore» secondo il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. «All'Italia conviene il Ceta perché siamo un Paese ad alta vocazione all'export e attraverso l'export creiamo ricchezza». Chi difende il Ceta sottolinea che il Trattato tutela ben 40 prodotti tipici italiani e che da quando è entrato in vigore l’export italiano in Canada ha accelerato.
Dallo scorso settembre a maggio, l’export italiano in direzione del Canada è già aumentato dell’8 per cento . In bilico è non solo l’accordo con il Canada, ma anche quelli su sui l’Unione Europea sta negoziando. Il prossimo 17 luglio per esempio è prevista la firma dell’Accordo Ue-Giappone - rinviata a causa delle alluvioni che hanno colpito il Paese asiatico - ritenuto di grande importanza viste le dimensioni dell’economia nipponica.
Cosa succede se l’Italia non ratifica il Ceta
Il Ceta non contiene esplicite disposizioni sugli effetti di una mancata ratifica da parte di uno Stato Ue e non esistono precedenti. Tuttavia, sugli effetti di un eventuale no alla ratifica si è pronunciato il 1° marzo del 2017, il commissario per il Commercio, Cecilia Malmström, che, in risposta a un’interrogazione di un eurodeputato, ha dichiarato che in presenza di ostacoli alla ratifica sul piano nazionale, l’accordo non può entrare in vigore. Non solo. L’applicazione provvisoria dovrebbe immediatamente cessare.
Tria: favorevole al libero commercio, ma non conosco dettagli
«Non ho seguito il dossier», ma «è sempre bene avere degli accordi commerciali, bisogna vedere come si fanno e il contenuto. Siccome non ho studiato il contenuto e i particolari, in genere il diavolo sta nei dettagli quindi non so se, come è concepito, c'è qualcosa che va o non va»: così il ministro dell'economia Giovanni Tria. «La mia opinione personale è che il libero commercio, che si estende anche attraverso accordi commerciali, è sempre una buona cosa, però bisogna vedere come si fanno questi accordi», ha aggiunto.
Tajani: frase Di Maio preoccupante
«Quando sento un vice premier dire che il funzionario che non la pensa come il governo viene rimosso, mi preoccupo». Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, per il quale «non c'è un filo conduttore in quello che sta facendo questo governo, è tutto collegato a cercare il consenso settore per settore».
A tavola un prodotto importato su 5 è fuorilegge
Il tema della difesa del made in Italy agroalimentare dalla contraffazione è stato al centro dell’assemblea Coldiretti. Il presidente Roberto Moncalvo ha denunciato che un prodotto su cinque in arrivo dall'estero non rispetta le normative in materia di tutela della salute e dell'ambiente o i diritti dei lavoratori, a partire da quella sul caporalato, vigenti nel nostro Paese.
Moncalvo porta gli esempi «dell'ortofrutta sudamericana coltivata con il lavoro minorile, di quella africana ottenuta con pesticidi vietati in Europa da decenni fino ai fiori del Kenya prodotta con lavoratori sottopagati e senza diritti». Nel primo semestre del 2018 in Italia, afferma il presidente di Coldiretti, «si sono verificate 222 emergenze alimentari secondo il sistema di allerta rapido comunitario (Rasff) soprattutto per la presenza di microrganismi patogeni, micotossine, metalli pesanti, infestazione parassiti o corpi estranei su alimenti provenienti in quasi 9 casi su 10 dall'estero». E ancora: «Con l'86% degli allarmi alimentari scattati in Italia nel 2018 che dipende da prodotti stranieri, occorre estendere al più presto l'obbligo di indicare l'etichetta di origine a tutti gli alimenti in commercio per evitare psicosi nei consumi e confinare più rapidamente l'emergenza».
Metà voucher per vendemmia, «fare presto»
Sui voucher «occorre fare presto perché in agricoltura circa la metà viene impiegata per la vendemmia che quest'anno parte con gli inizi di agosto, mentre
sono già in piena attività le raccolte di ortaggi e frutta». Si tratterebbe, spiega Moncalvo, di un ritorno dello strumento a dieci anni della loro introduzione in Italia (il 19 agosto 2008), con una circolare Inps che autorizzava la raccolta dell'uva attraverso voucher con l'obiettivo di ridurre burocrazia, riconoscendo la specificità del lavoro. «Con il loro ritorno nei campi - sottolinea Moncalvo - si
riaffermano i principi originari senza gli abusi che si sono verificati in altri settori, anche perché nelle campagne i beneficiari possono essere soltanto disoccupati, cassintegrati, pensionati e giovani studenti. Meno del 2% del totale dei voucher è stato impiegato in agricoltura e rappresentano un valido contributo all'emersione del sommerso». La riforma « ha di fatto azzerato lo scorso anno questa opportunità nelle campagne che consente anche di avvicinare al mondo dell'agricoltura giovani studenti o mantenere attivi anziani pensionati», con «la perdita di circa 50mila posti di lavoro occasionali regolari che possono essere recuperati con trasparenza nelle attività stagionali».
Nel corso degli anni successivi all'introduzione nel 2008 è stato allargata la possibilità di utilizzo alle altre attività di agricole ma - sottolinea Coldiretti - il settore è rimasto fedele all'originaria disciplina “sperimentale” con tutte le iniziali limitazioni e il numero di voucher impiegati in agricoltura è praticamente rimasto stabile dal 2011 senza gli abusi che si sono verificati in altri comparti. In agricoltura ne sono stati venduti nei cinque anni prima dell'abrogazione poco più di 2 milioni, più o meno gli stessi dei 5 anni precedenti, pari a circa a 350mila giornate/anno di lavoro. Il valore complessivo delle integrazioni di reddito ammonta - conclude Coldiretti - a circa 22 milioni di euro all'anno mentre la regione dove sono stati più impiegati è il Veneto con poco più di un quarto del totale. Secondo un sondaggio Coldiretti/Ixè il 68% dei giovani italiani sarebbe disponibile a partecipare alla vendemmia o alla raccolta della frutta.

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