lunedì 24 settembre 2018

APPROVATO IL DECRETO MIGRANNTI: Addio ai permessi umanitari e più fondi ai centri per i rimpatri



Il decreto Migranti, nato dalla "fusione"dei due decreti Immigrazione e Sicurezza ideati da Matteo Salvini, è arrivato oggi in Consiglio dei ministri. Dopo le limature delle ultime ore, le norme volute dal ministro dell'Interno sono ora diventate reltà.
Secondo quanto emerge dalla prima bozza che sta circolando in queste ore, all’interno del Dl migranti dovrebbe essere stata confermata la “sostanza” delle promesse fatte da Salvini in campagna elettorale e in questa estate di incontri e di comizi.

I rimpatri

Intanto i rimpatri. Nella bozza è previsto il trasferimento al Fondo rimpatri di 500mila euro per il 2018 e i 1,5 milioni annui per il 2019 e il 2020. I soldi finiranno agli sportelli informativi comunali per gli stranieri che intendono accedere ai programmi di rimpatrio volontario. “Infatti - si legge nella relazione illustrativa - le attività di informazione e supporto ai migranti che intendono accedere ai rimpatri volontari e assistiti sono già svolte dalle organizzazioni internazionali della cui collaborazione si avvale il dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno, anche attraverso le progettazioni avviate sui fondi Fami".
Per chi invece non ha intenzione di tornare volontariamente al suo Paese è previsto un rafforzamento dei centri di rimpatrio coatto. Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del dl Migranti, sarà possibile procedere per l’esecuzione dei lavori di costruzione o ristrutturazione dei Centri per i rimpatri attraverso procedure negoziate, per lavori di importo inferiore alle soglie comunitarie in un arco temporale di tre anni. L’obiettivo è quello di "ottenere un rapido ampliamento dei posti nei centri e facilitare l’esecuzione di provvedimenti di rimpatrio degli stranieri irregolarmente presenti nel territorio nazionale". All’interno dei centri, peraltro, i clandestini potranno rimanere più che in passato, visto che il periodo massimo di trattenimento passa da 90 a 180 giorni. Raddoppia.

Basta al permesso umanitario

Tra le misure più desiderate da Salvini, che ne ha parlato spesso in questi mesi, c’è l’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Come rivelato tempo fa dalGiornale.it, si tratta di un tipo di permesso utilizzato in Italia in maniera molto più generosa che all’estero, visto e considerato che la maggior parte dei permessi di soggiorno staccati in questi anni ai migranti sono proprio di tipo umanitario. "L’ampio ricorso a tale forma di tutela si fonda principalmente su una definizione legislativa dell’istituto dai contorni incerti - si legge nella relazione illustrativa - che lascia ampi margini ad una interpretazione estensiva in contrasto con il fine di tutela temporanea di esigenze di carattere umanitario per il quale l’istituto è stato introdotto nell’ordinamento".
A sostituirlo ci saranno permessi di soggiorno per gravi condizioni di salute, per calamità naturale nel Paese di origine e per atti di particolare valore civile. Per quello che riguarda la salute, il dl specifica che non potrà essere un malanno qualsiasi a garantire la permanenza nel Belpaese. Ma deve essere una “eccezionale gravità tali arrecare un irreparabile pregiudizio alla sua salute in caso di rientro nel paese di origine”. Per quanto riguarda il permesso di soggiorno per gravi motivi di salute, la relazione specifica che "si tratta del permesso di soggiorno per cure mediche quando lo straniero versi in condizioni di salute di eccezionale gravità tali arrecare un irreparabile pregiudizio alla sua salute in caso di rientro nel paese di origine". Inoltre, sarà limitato al tempo necessario per curare la patologia. Poi si annullerà.
Quello per calamità naturale, invece, avrà una durata di sei mesi e, pur consentendo lo svolgimento di attività lavorativa, non è prorogabile né convertibile in permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Il permesso per atti di particolare merito civile (ha durata biennale ed è convertibile in permesso per motivi di lavoro), invece, sarà rilasciato dal ministro dell’Interno, su proposta del prefetto competente per territorio, "fatte salve controindicazioni soggettive derivanti dalla sussistenza della pericolosità dello straniero per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato".

La lotta alla mafia

Gli altri punti del decreto sono ormai noti. Per quanto riguarda le 'disposizioni in materia di sicurezza pubblica, prevenzione e contrasto al terrorismo e alla criminalità mafiosa', il decreto prevede una stretta sul noleggio di furgoni che potrebbero essere utilizzati per attentati terroristici. C'è poi spazio per l'estensione del 'daspo' per i sospettati di avere a che fare con il terrorismo internazionale e la revoca della cittadinanza per gli stranieri sospettati di essere una minaccia per la sicurezza nazionale. C'è poi il potenziamento degli organici dell'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alle mafie, la possibilità per il personale della polizia locale di accedere alla banca dati interforze delle forze di polizia, l'estensione del daspo urbano anche ad aree quali mercati e fiere.

No alle occupazioni

Diventa possibile inoltre la sperimentazione del taser anche per gli operatori della polizia municipale di Comuni con più di 100.000 abitanti. Per quanto riguarda le occupazioni, è approvato l'inasprimento delle sanzioni nei confronti di coloro che promuovono o organizzano l'invasione di terreni o edifici e l'ampliamento della possibilità dell'utilizzo dello strumento investigativo delle intercettazioni telefoniche per coloro che commettono tale tipologia di reato.

Salvini esulta

Esulta, contento, Salvini: "Decreto Sicurezza, alle 12.38 il Consiglio dei Ministri approva all'unanimità! Sono felice? - scrive su Facebook - Un passo in avanti per rendere l'Italia più sicura. Per combattere con più forza mafiosi e scafisti, per ridurre i costi di un'immigrazione esagerata, per espellere più velocemente delinquenti e finti profughi, per togliere la cittadinanza ai terroristi, per dare più poteri alle Forze dell'Ordine. Dalle parole ai fatti, io vado avanti!".

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