lunedì 24 settembre 2018

Ecco chi sono i tre dirigenti dell’Economia nel mirino di M5S che non conoscono la parola dignita'...



Roberto Garofoli, classe 1966, tarantino, è magistrato con trascorsi nei tribunali di Taranto e Trani (dove si è occupato anche di processi di mafia), al Tar della Puglia dove è entrato nel 1999 e poi al Consiglio di Stato, di cui è stato presidente di sezione. Poco mondano, esigente nei confronti di chi lavora con lui, conosciuto per avere una memoria fotografica, curatore di molti volumi di giurisprudenza alcuni anche con Giuliano Amato, Garofoli è tra i giudici più stimati dal giudice emerito della Corte costituzionale Sabino Cassese. La sua carriera nel tempo si è spostata verso il ruolo di grand commis. Garofoli, infatti, messosi fuori ruolo dalla magistratura, ha ricoperto vari incarichi ministeriali con grado di alto funzionario. Con il governo Berlusconi IV è stato componente della commissione istituita per elaborare il codice del processo amministrativo; con il ministro Massimo D’Alema nel governo Prodi II è stato capo dell’ufficio legislativo degli Affari Esteri; con il ministro Filippo Patroni Griffi durante il governo Monti è stato capo di gabinetto del Dipartimento della funzione pubblica e coordinatore della commissione per l’elaborazione di misure di trasparenza , prevenzione e contrasto della corruzione (di cui ha fatto parte anche Raffaele Cantone); è stato segretario generale della presidenza del Consiglio dei ministri con Enrico Letta e poi capo di gabinetto del ministero dell’Economia nei governi Renzi, Gentiloni e Conte. Per le sue qualità tecniche, Garofoli è passato senza problemi dall’ufficio di Pier Carlo Padoan a quello di Giovanni Tria (f. st.).

Nessun commento:

Posta un commento