domenica 9 settembre 2018

Ultima Ora: Ponte Morandi, si è dimesso il commissario indagato! Guardate e diffondete!

Bruno Santoro, membro della Commissione ispettiva del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti istituita per il crollo del Ponte Morandi di Genova, si è dimesso. A darne comunicazione è stato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con una nota. Con le dimissioni di Santoro, indagato con altre venti persone per disastro colposo, omicidio colposo plurimo e omicidio stradale, sale a tre il numero dei membri che hanno dovuto abbandonare la commissione. Mentre il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, attacca Autostrade (“è in arrivo un’altra brutta sorpresa”), continua il botta e risposta tra il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli e il Governatore della Regione Liguria, Giovanni Toti. Il primo invita il Presidente ligure ad occuparsi degli sfiollati di Genova, ma il secondo parte al contrattacco: “Abbiamo sistemato 200 famiglie su 250. Toninelli pensi al suo lavoro al ministero colabrodo e anello debole della situazione”.
Commissione ministeriale, tre addii in meno di venti giorni.
Quella di Santoro è solo l’ultima testa a cadere tra le tre che già hanno dovuto lasciare la Commissione ispettiva per i fatti di Genova. L’ingegnere era tra le venti persone indagate per il disastro di Genova, dopo la notizia sulle sue consulenze da 70mila euro offerte in passato ad Autostrade. Coinvolgimento che, inizialmente, non era stato considerato determinante dal ministro Toninelli che lo aveva confermato come componente della Commissione. Posizione rivendicata anche nel comunicato diffuso dal Mit per annunciare le dimissioni del tecnico: “L’ingegner Bruno Santoro ha rassegnato spontaneamente le proprie dimissioni dalla Commissione ispettiva del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che opera per individuare le cause del crollo del Ponte Morandi – si legge – Il ministero, ringraziandolo per la sensibilità e la professionalità dimostrate, precisa che appena dal 23 marzo scorso Santoro è dirigente della Divisione 1 (Vigilanza tecnica e operativa della rete autostradale in concessione) della Direzione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali. E che presso tale divisione egli non ebbe competenza alcuna sul progetto di manutenzione straordinaria presentato da Autostrade per il Ponte Morandi. In relazione, poi, alle cosiddette ‘consulenze’ per Aspi, si fa notare che i collaudi delle opere in concessione vengono regolarmente effettuati dalle strutture del concedente a spese del concessionario. E si conferma che gli incarichi dell’ingegner Santoro sono stati debitamente autorizzati anni fa dall’amministrazione, all’epoca in cui Santoro era in servizio presso il Consiglio superiore dei lavori pubblici”.
Gli altri due membri che avevano abbandonato la commissione ministeriale, a fine agosto, erano l’allora capo degli ispettori, l’architetto Roberto Ferrazza, che ricopriva il ruolo di Presidente. Nello stesso giorno, aveva rassegnato le dimissioni anche il professor Antonio Brencich: “La mia decisione di dimettermi coincide con una ragione di opportunità – aveva dichiarato – Lo volevo fare già quattro giorni fa. Su questa vicenda si è alzata una questione politica, con la quale non ho nulla a che fare. Quindi, per ragioni di serietà, mi sono dimesso”. In realtà, sui due si era allungata l’ombra del conflitto d’interessi per aver già incrociato ufficialmente la storia del viadotto Polcevera o di chi lo gestiva. Dopo che la relazione dello scorso primo febbraio sul progetto di ristrutturazione presentato da Autostrade, firmata anche da Ferrazza e Brencich, è stata acquisita dalla procura di Genova nell’ambito dell’indagine penale, da diverse parti si era sollevata la richiesta di una decisione forte da parte delle Infrastrutture e Trasporti. Non a caso, lo staff del ministro Toninelli aveva dichiarato a Ilfattoquotidiano.it, pochi giorni dopo, che stavano “valutando l’eventuale sostituzione di uno o due membri”.
Di Maio contro Autostrade: “Non la faranno franca”. Toti: “Il Mit è un colabrodo”.
Luigi Di Maio, torna invece ad attaccare Autostrade e promette pene esemplari per i responsabili: “Autostrade avrà un’altra brutta sorpresa nei prossimi giorni. Io non faccio ricostruire il ponte a chi lo ha fatto crollare”, ha detto parlando con i giornalisti durante una visita alla Fiera del Levante di Bari. “Per quanto ci riguarda, il ponte Morandi lo deve ricostruire un’azienda di Stato come Fincantieri, perché dobbiamo monitorare cosa si farà sulla ricostruzione del ponte”, ha poi concluso.
Intanto, va avanti a suon di botta e risposta anche il confronto tra Danilo Toninelli e Giovanni Toti. In mattinata, il ministro ha lanciato un tweet contro il governatore ligure: “Il presidente Toti si preoccupi di far rientrare in casa gli sfollati per riprendersi gli effetti personali e di dar loro un nuovo alloggio. Non faccia politica su Genova. Autostrade sborserà il danaro, come suo dovere, ma non ricostruirà il ponte che ha fatto crollare”. Pronta la risposta del politico di Forza Italia dalla sala stampa del Forum Ambrosetti di Cernobbio: le case agli sfollati “sono quasi tutte assegnate – ha detto – Su 250 famiglie, circa 200 sono già sistemate in alloggi pubblici o con il contribuito di assistenza. Quello che dovevamo fare come Regione, Comune e Commissario lo stiamo facendo”.
Poi il Governatore della Liguria passa al contrattacco: “Credo che in questa situazione, con il Mit che è un colabrodo e uno degli anelli deboli, Regione e Comune di Genova debbano essere protagonisti di questa fase – ha detto – Mi sembra che Toninelli dovrebbe preoccuparsi di altro invece che di quello che fa Toti. Si occupi del suo ministero, visto che la composizione della commissione del Mit è piuttosto complicata e i commissari ruotano più rapidamente che giocatori in una partita di calcio”. E poi ha concluso: “I governi devono parlare con atti di legge. Al momento la legge dice che quando il Ponte Morandi sarà sbloccato dalla magistratura tornerà ad Autostrade. La realpolitik deve superare un mal interpretato giustizialismo“, riferendosi all’approccio dei Cinque Stelle.

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