mercoledì 7 novembre 2018

"Stipendi mostruosi a vita per far nulla o al massimo raccontare balle" scandalo in Rai, Milena Gabanelli svela le folli prebende dei ...



Svincolata dai partiti, doveva decollare tre anni fa. Invece la più grande azienda culturale del Paese è rimasta nel parcheggio, invischiata nelle clientele e nelle inefficenze di sempre.
Mamma Rai impiega 13.058 dipendenti, di cui 1.760 giornalisti, suddivisi in 8 diverse testate: Tg1, Tg2, Tg3, TgR, Rainews 24, Il Giornale Radio, Rai Parlamento e Rai Sport. Il contratto giornalistico Rai è il più «blindato» d’ Italia: il costo azienda medio annuo è di 200.000 euro per ciascuno dei 210 capiredattori, 140.000 euro per i 300 capiservizio, 70.000 euro per i neoassunti.
Nel mondo, nessuna Tv pubblica ha tanti telegiornali nazionali. Un’ anomalia che risale ai tempi della «lottizzazione»: a ogni partito la sua area di influenza. Negli anni ha generato costi enormi poiché ogni testata ha un direttore, i vicedirettori, i tecnici, i giornalisti. E tutte le testate a coprire lo stesso evento.
Che senso ha, visto che ogni rete ha già gli spazi dedicati agli approfondimenti e ai talk, proprio per rappresentare le diverse letture dei fatti? La Bbc, una delle più grandi e influenti istituzioni giornalistiche al mondo, diffonde in Gran Bretagna un solo Tg: BBC news.
La Rai, con le tre testate nazionali, realizza ogni giorno oltre 25 edizioni di Tg; in Francia e Germania le edizioni quotidiane sono 7, nel Regno Unito e in Spagna 6. All’ offerta ipertrofica si aggiunge il canale Rainews 24, che trasmette notizie 24 ore al giorno. Abbiamo la più grande copertura informativa d’ Europa e un esercito di giornalisti, eppure, nonostante i telespettatori siano inesorabilmente in calo perché si informano sul mondo digitale, la Rai non ha un sito di news online.
Poi c’ è il tema delle sedi regionali: i 660 giornalisti fanno capo alla direzione Tgr, mentre le 22 sedi, con altrettanti direttori, che si occupano solo dei muri e dei tecnici, fanno capo a una fantomatica Direzione per il coordinamento delle sedi regionali ed estere.
Gli edifici sono faraonici, con interi piani inutilizzati, ma la qualità della cronaca locale non è sempre brillante: potenzialità enormi, inefficienza cronica. Ma, essendo i Tg regionali luoghi in cui sindaci e governatori esercitano la loro influenza, oltre che bacino di consenso per il potente sindacato Usigrai, si tira a campare.
Qualche esempio. In Emilia Romagna non c’ è una buona copertura del segnale e, in alcune zone, si vede il Tgr Veneto o il Tgr Marche; è presente una obsoleta «esterna 1» per le dirette, un mastodonte costoso usato solo per la messa della domenica, con una squadra di 5 persone che, per ragioni sindacali, non può fare altro quando il mezzo è fermo.
Al Tgr Lazio regna il degrado: dalle luci al neon fulminate alle cuffie della radiofonia fuori uso; tutti i giornalisti stanno a Saxa Rubra, nessun corrispondente dalle province. A Torino, per poter usare un mezzo satellitare leggero, adatto alle dirette, la Tgr deve chiedere l’ assenso a 4 diversi responsabili, una procedura che non si adatta ai tempi delle news. In Puglia, i due redattori territoriali hanno la telecamerina in dotazione, ma non la usano perché il sindacato non vuole.
A Sassari, 4 specializzati di ripresa non escono con la troupe, non guidano la macchina e stanno in studio, per quei due movimenti di camera che potrebbero anche fare i tecnici. Il caporedattore non può decidere sul loro utilizzo, perché dipendono dal direttore di sede. In Sicilia, gli impiegati di segreteria sarebbero disponibili e qualificati per archiviare e metadatare le immagini, ma non hanno accesso al sistema.
La Tgr Lombardia (con 50 giornalisti) è quella che collabora di più con i Tg nazionali; però Tg1, Tg2, Tg3, Rainews e Rai Sport hanno comunque tutti i propri giornalisti a Milano. Il materiale grezzo viene buttato, perché nessuno lo cataloga. Poi c’ è un aspetto che la dice lunga sulle competenze dei dirigenti: le testate nazionali e quelle regionali sono state digitalizzate con sistemi che non comunicano fra loro, per cui è difficile lo scambio di immagini.
Il Consiglio d’ amministrazione insediato nel 2015 è partito in quarta dando vita a Ray Play, ma la mission era proprio quella di rendere più efficiente la TgR, riorganizzare l’ offerta informativa nazionale e colmare il gap digitale. In questi 3 anni, il Cda è riuscito a far naufragare tutti i progetti.
Incluso quello per la nascita del sito unico di news online, già sviluppato dalla Direzione Digital e con la formazione presso le redazioni regionali già avviata (oggi sei regioni hanno il loro sito). Il motivo? Prima di dar vita a una nuova testata, bisognava ridurre il numero di quelle già esistenti.
Sta di fatto che il sito nazionale esistente è dentro a Rainews 24 e produce un traffico irrilevante. Questa è la classifica Audiweb degli utenti unici giornalieri, nell’ ultima settimana di giugno: RaiNews 95.000, TgCom 967.000, Corriere della Sera 1.300.000, Repubblica 1.400.000.
In sostanza tutti i cittadini sono obbligati a pagare il canone (1 miliardo e 700 milioni l’ incasso del 2017), ma chi si informa soltanto online non ha un servizio pubblico degno di questo nome. In compenso, lo stesso Cda ha portato avanti uno studio di fattibilità di un nuovo canale tradizionale in lingua inglese.
Ad occuparsene in prima persona la presidente Monica Maggioni, a fine mandato, e quindi in cerca di una futura direzione.
Questa è la Rai, che attende il prossimo giro di giostra. Il capitale umano che lavora ai piani bassi, dove si realizza il prodotto, ha bisogno di una forte spinta; speriamo che la giostra sia un «calcinculo». Con un management esperto e libero dai condizionamenti della politica, potrebbe uscirne un’ azienda leader in Europa.

6 commenti:

  1. Concordo con Milena Gabanelli su questo articolo e pure lei stessa fu per tantissimi anni parte di tutto quello spreco di risorse e di mal'informazione!!...Ovvio adesso dall'editoria del "Corriere della Sera" può fare tanto, come no!!...Lo dubito fortemente!!

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  2. Ridurre i costi con i presentatorivedi Fazio conti,clerici,vespa ci costano molto

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  3. Io personalmente la Rai non la guardo per niente e non so nemmeno quali siano i suoi programmi perché vedo altri canali.Pago solo il canone perché mi viene estorto.

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  4. Figuratevi io residente in Germania da 46 anni la mia colpa e di aver dato lavoro in Italia facendomi costruire una casa che nemmeno uso e mi viene Estorto il canone RAI tramite la bolletta ENEL perché ho L´Allaciamento elettrico ma non ci abita nessuno la casa e vuota e sempre chiusa producendo solo spese e mo se rompe questo mo quello ristrurazione e non posso scaricare niente dalle tasse perche non ho reddito in italia qui in Germania non posso scaricare le tasse perche il bene e in Italia e non dove lavoro vedete quante volte siamo fregati noi che siamo a lavorare all´estero ps avevo fatto autocertificazione x non pagare il canone rai in bolletta elettrica e mi sento rispondere che la domanda non la dovevo mandare allenel ma alla rai allora rifaccio la richiesta e la mando alla rai a roma loro mi rispondono e mi dicono che la domanda diesonero pagamento rai la dovevo spedire alla sede regionale rai rifaccio la domanda e mi sento rispondere che la devo mandare alla sede di torino a questo punto mi sono arreso perche mi sembra che mi stanno prendendo x il culo con questo scarica barili se ce qualcuno di voi che mi possa dire come fare ad essere esonerato dal pagamento di estorsione del pizzo rai vi sarei grato un grazie di cuore a tutti lenti giuseppe

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    1. Guarda la bolletta i due pagamenti sono divisi riempi un bollettino bianco con tt i dati solo per l Enel e sei a posto.I Enel nn ti stacca perché è anticostituzionale

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  5. a tutto ciò, aggiungo che dove abito io, esattamente a Val di Nizza, in provincia di Pavia, il digitale terrestre lo vedi a rate, un po va un po non va .... e per radio i tgr si alternano durante la trasmissione, un po Lombardia e un po Piemonte...... risultato non riesci a capire nulla in quanto le notizie si sovrappongono.

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