mercoledì 19 dicembre 2018

Ultima ora: L’accordo tra Roma e Bruxelles sulla manovra del governo gialloverde è ufficiale.Manovra, Commissione Ue non apre procedura di infrazione. “Promesse misure addizionali per 10,25 miliardi”


L’accordo tra Roma e Bruxelles sulla manovra del governo gialloverde è ufficiale. Il collegio dei commissari, durante l’ultima riunione dell’anno, ha deciso di non avviare la procedura per debito eccessivo nei confronti dell’Italia che aveva raccomandato a fine novembre. Sono state quindi confermate le anticipazioni date martedì sera da fonti del ministero dell’Economia. La Commissione si è espressa dopo aver esaminato la nuova proposta italiana, riassunta in una lettera firmata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che prevede misure addizionali per 10,25 miliardi grazie alle quali viene azzerato l’aumento di 0,8 punti del deficit strutturale previsto dalla prima versione della legge di Bilancio. Conte alle 13 sarà in Aula al Senato per riferire sulla trattativa.
Il vicepresidente Valdis Dombrovskis in conferenza stampa ha spiegato che “il governo italiano ha fatto molta strada” e anche se “la soluzione non è ideale”, perlomeno “corregge una situazione di grave non conformità con il Patto di stabilità e crescita”. In ogni caso la Commissione monitorerà l’approvazione in Parlamento delle misure negoziate e “se qualcosa va male, possiamo tornare sulla questione a gennaio“, perché “la scadenza per l’Ecofin per decidere sulla procedura è sempre febbraio. Su questo siamo stati molto chiari nella risposta all’Italia”.

Dombrovskis ha sintetizzato le iniziative che il governo Lega-M5s si è impegnato ad adottare e che saranno ora messe nero su bianco nel maxi-emendamento del governo atteso dalla commissione Bilancio di Palazzo Madama. Il nuovo Documento programmatico di bilancio “si basa su uno scenario macroeconomico credibile” perché la stima di crescita del pil 2019 è stata ridotta da 1,5 a 1% e prevede “misure addizionali per 10,25 miliardi”. All’Italia è stata concessa flessibilità per circostanze eccezionali, a partire dalla messa in sicurezza delle infrastrutture dopo la tragedia del ponte Morandi. Tuttavia “la composizione delle misure annunciate continua a suscitare preoccupazione”, ha detto Dombrovskis, perché oltre al “ritardo” nell’entrata in vigore di reddito di cittadinanza e quota 100 ci sono “aumenti delle tasse per le società” e “tagli agli investimenti“. Inoltre il governo “ha accettato una clausola di salvaguardia che congela 2 miliardi di spese nel 2019 che saranno fatte solo se l’obiettivo di deficit viene rispettato”.
Per quanto riguarda il 2020, su 12,2 miliardi di misure ben 9,4 miliardi sono clausole di salvaguardia, su cui l’Italia confida “molto”, mentre Bruxelles ha constatato in passato che quella sull’aumento dell’Iva “l’Italia non l’ha attivata, e se questo non accade nemmeno stavolta, dovrà trovare risorse altrove”.
Per quanto riguarda il reddito, il governo ha assicurato che la platea dei beneficiari resta immutata ma la partenza della misura da marzo e l’ipotesi che non tutti gli aventi diritto chiedano il sussidio consentono di risparmiare circa 2 miliardi rispetto ai 9 previsti, compresi i fondi ora impegnati per il Rei. La dote per l’uscita dal lavoro in anticipo rispetto a quanto prevede la riforma Fornero sarà ridotta di altrettanto grazie al gioco delle finestre di uscita (per esempio gli statali che maturano i requisiti a fine marzo prenderebbero l’assegno solo da ottobre) e ai paletti come il divieto di cumulo con stipendi superiori ai 5mila euro. Il governo stima che solo l’85% degli aventi diritto deciderà di avvalersi della quota 100.
Ieri per tutta la giornata le opposizioni hanno protestato per il ritardo nell’iter della manovra in commissione Bilancio e chiesto notizie all’esecutivo. I tempi per l’approvazione a questo punto sono molto stretti. “Mi auguro che entro giovedì si concluda il lavoro della commissione in Senato, poi approderà all’Aula”, dice in un’intervista al Corriere della sera il leghista sottosegretario ai Trasporti Armando Siri. “Entro la fine dell’anno, avremo la terza lettura alla Camera. D’altronde, l’impianto della manovra è ormai determinato. E risponde ai due grandi propositi: sostenere la crescita resa difficile dal quadro internazionale e aiutare la coesione sociale di cui c’è tanto bisogno. Quanto, e forse più, dei saldi del bilancio”.
 Quindi l’esponente del Carroccio ha difeso l’operato della maggioranza in questi giorni di mediazioni: “Si è cercato di dipingerci come dilettanti. Con lo stop alla procedura si dimostrerebbe quello che è comunque già vero: che abbiamo fatto un lavoro serissimo. Il presidente è stato un efficace mediatore, ha difeso gli interessi del popolo italiano al tavolo dei partner europei e lo ha fatto con grande competenza e convinzione. Ed ha dimostrato sempre grande coerenza rispetto alla cornice degli impegni previsti dal contratto di governo”. E ha concluso: “Tutto il governo, il presidente del Consiglio e i due partiti che sono gli azionisti principali del governo hanno dimostrato di saper trovare una sintesi opportuna senza creare inutili strappi ma senza neppure abdicare ai propositi che ci eravamo dati”.

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