lunedì 14 gennaio 2019

Kyenge “orango”, Calderoli condannato a un anno e sei mesi per gli insulti all’ex ministro


“Abbiamo vinto un’altra volta. Evviva evviva evviva. Il razzismo la paga cara: Roberto Calderoli condannato in primo grado ad un anno e sei mesi per avermi rivolto insulti razzisti”. Cecile Kyenge esulta dopo la sentenza del tribunale di Bergamo, che ha condannato in primo grado Roberto Calderoli a un anno e sei mesi per aver dato dell’orango all’ex ministro del governo Letta Cecile Kyenge, nel luglio 2013 alla festa della Lega Nord di Treviglio. I giudici hanno riconosciuto l’aggravante razziale. L’ex ministro non si è costituita parte civile e non sono previsti risarcimenti di natura economica.
“Anche se si tratta del primo grado di giudizio, e anche se la pena è sospesa – continua ancora su Facebook l’europarlamentare – è una sentenza incoraggiante per tutti quelli che si battono contro il razzismo. Perciò esprimo la mia soddisfazione per questa vicenda: non solo per questioni personali, ma anche perché la decisione del Tribunale di Bergamo conferma che il razzismo si può e si deve combattere per vie legali, oltre che civili, civiche e politiche“. Quindi, conclude Kyenge su Facebook, “un grande riconoscimento per i pm che avviarono le indagini, dimostrando che lo spazio pubblico non può diventare un terreno di incitamento all’odio razziale. È un grande insegnamento per tutti quelli che hanno avuto e che hanno a che fare con pratiche discriminatorie: il razzismo va condannato ovunque si mostra!”.
Il 16 settembre 2015 il Senato salvò Calderoli dal processo per diffamazione sostenendo che non fosse sindacabile. Ma la Corte Costituzionale aveva poi accolto il ricorso del Tribunale di Bergamo che aveva sollevato il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Senato, in relazione alla deliberazione con cui l’Assemblea di Palazzo Madama aveva affermato che le opinioni del senatore erano “espresse da un membro del Parlamento nell’esercizio delle sue funzioni” e, dunque, “insindacabili”.

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