lunedì 13 aprile 2020

Di Maio scrive una lettera all'Unione Europea: Da parte vostra solidarietà insufficiente. Siete d'accordo?

Nel dibattito interno all’Unione europea sugli strumenti da mettere in campo per affrontare la crisi dovuta al coronavirus, “l’individualismo” deve restare da parte. Nel giorno di Pasquetta, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio scrive una lettera al Financial Times, rivolgendosi direttamente agli altri Paesi dell’Ue: “L’orgoglio e il patriottismo che ciascun governo ha per il proprio Paese sono sentimenti nobili e legittimi. Tuttavia, non dobbiamo correre il rischio di farci intrappolare da loro”, si legge. Una lettera senza strappi, senza entrare nei dettagli della trattativa in corso a Bruxelles, in sintonia con il “giochiamo di squadra” chiesto dal premier Giuseppe Conte e rilanciato dallo stesso Di Maio anche in un post su Facebook. La linea del governo al momento pare reggere: l’Italia non vuole fare ricorso al fondo salva-Stati, “Il Mes non lo utilizzeremo“, ha detto a Mattino 5 il viceministro all’Economia, il dem Antonio Misiani. Parole già ribadite più volte dal premier, anche nella nota conferenza stampa del 10 aprile in cui ha confermato che l’obiettivo sono gli Eurobond. Per arrivarci, l’unica strada è il fondo per la ripresa inserito nell’accordo dell’Eurogruppo, che per Francia e Italia dovrà essere finanziato da bond comuni.
La lettera di Di Maio al Ft – “Non possiamo rivolgerci all’individualismo, specialmente ora che i nostri destini sono così strettamente legati – aggiunge Di Maio – significherebbe rinunciare alla nostra forza. Sarebbe incomprensibile per il mondo, i cui occhi sono ora su di noi“. Per il ministro degli Esteri, “ora è il momento di unirci, per combattere insieme e riflettere. Riflettere sul futuro dell’Unione, su ciò che vogliamo, sulle nostre ambizioni”. Per il ministro M5s infatti “l’Europa finora non ha mostrato sufficiente solidarietà“, perché “non è stata in grado di giocare come una squadra, né si è mostrata incline a farlo. Egoismo e personalismi sono emersi; ci sono perfino stati scontri tra quotidiani in Paesi differenti”. Per Di Maio si tratta “francamente di una immagine triste, che dovrebbe essere motivo di riflessione, non solo per tutti gli italiani, ma per tutti i cittadini europei“.


Per arrivare all’obiettivo auspicato dall’Italia, serve che cadano i veti dei Paesi del Nord. In questo senso si può leggere la lettera al Ft del ministro Di Maio. “Ora come mai, l’Europa sta affrontando una sfida cruciale per il suo futuro, una sfida che non ha precedenti nella storia della Ue e che segnerà inevitabilmente il nostro cammino e la nostra comunità e sarà ricordata nei libri di storia“, scrive ancora il ministro degli Esteri. Di Maio ribadisce che “le discussioni che stanno avendo luogo ora attorno ai tavoli Ue devono salvaguardare tutto quanto è stato costruito finora”. “Oggi non possiamo più eludere certe domande: che Europa siamo? Dopo più di 60 anni dalla nascita dell’Ue cosa siamo diventati?”, sono gli interrogativi che Di Maio nella lettera inviata al Financial Times, ricordando che “nella sua dichiarazione del 9 maggio 1950, quando le nazioni europee cercavano ancora di risollevarsi dalle conseguenze devastanti della Seconda guerra mondiale, Robert Schuman disse, testualmente: ‘L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto‘. Bene, dov’è oggi questa solidarietà? Quale valore vogliamo attribuirgli?”.

Patuanelli a Germania e Olanda: “Cambiare regole” – A fare “nomi e cognomi” ci pensa il suo compagno di partito, il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli: “La sfida epocale che stiamo vivendo ci ricorda che l’Europa ha bisogno di fare quel salto culturale che la proietti, concretamente, verso un nuovo paradigma sociale ed economico che metta al centro solidarietà e senso di comunità. L’Italia è pronta a questa sfida”, ha scritto su Fb Patuanelli, sottolineando che “tutti i Paesi europei, anche quelli del nord Europa come Germania o Olanda devono rendersi conto che bisogna cambiare le regole e fare quel salto culturale”.
FONTE: https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/13/ue-di-maio-finora-solidarieta-insufficiente-mef-misiani-pd-litalia-non-usera-il-mes/5768590/?utm_medium=Social&utm_source=Facebook#Echobox=1586796674

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