martedì 14 aprile 2020

Presidente Conte: vogliamo la verità. Occorre un discorso al Paese

Questo è il momento della verità. Saranno lacrime e sangue, la ricostruzione durerà anni. I vecchi schemi del liberismo arrembante devono essere riposti nel cassetto. Se Conte saprà compiere questo passo sarà ricordato come l'avvocato che venne dal nulla e seppe conquistare la gratitudine della comunità.

Non è semplice scrivere un articolo del genere nel giorno in cui il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato colpito dalla tragedia della morte per Coronavirus di uno dei suoi agenti di scorta. Il primo pensiero, colmo d’affetto e sincera gratitudine, va dunque a Giorgio Guastamacchia, un servitore dello Stato esemplare, una persona perbene e sempre disponibile che ha pagato a carissimo prezzo il proprio impegno e la propria dedizione alla causa. Di fronte a una simile tragedia, verrebbe voglia di fermarsi qui. Purtroppo, come ben sa il presidente Conte, il suo ruolo e il momento storico che stiamo vivendo non lo consentono.

Va detto che questo governo ci sta provando e, nella maggior parte dei suoi esponenti, ci sta mettendo l’anima. Va detto anche che Speranza, Azzolina e persino Di Maio, cosa che non avrei mai creduto di poter scrivere in vita mia, stanno lavorando bene. Allo stesso modo, sta lavorando bene la saggia ministra Lamorgese, intelligente nella gestione dell’ordine pubblico e attenta a che ogni attività di vigilanza si svolga senza esasperare ulteriormente gli animi. Non a caso, anche grazie all’impegno dell’esecutivo, assistiamo a un primo calo dei ricoverati in terapia intensiva e anche dei morti, benché le 681 vittime registrate nella giornata di ieri rappresentino comunque un numero impressionante. Una prima luce in fondo al tunnel comincia a intravedersi e guai a mollare adesso o a lasciarsi andare a comportamenti sconsiderati, perché un’eventuale nuova diffusione del virus avrebbe conseguenze devastanti e incontrollabili.

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