venerdì 22 maggio 2020

Il 2 giugno festeggio e non manifesto: è una bestemmia al patriottismo

Io, uomo di destra, il 2 giugno non manifesto in piazza.

Perché io, uomo di destra, non sono uno sciacallo, un avvoltoio che approfitta delle difficoltà che il proprio Paese sta vivendo per trarne profitto elettorale. Perché io non spero che l’Italia, colpita duramente dal coronavirus, fallisca per avventarsi su quel che ne resta.

Ed è un tradimento. Il tradimento dell’Italia e degli italiani. Perché la stragrande maggioranza di loro rispetta e rende omaggio a quello che il 2 giugno rappresenta. E mai si sognerebbe di insozzare la festa della Repubblica con una manifestazione di parte – peraltro ancora rischiosa per la salute pubblica in questa particolare fase della nostra vita -, la parte che scommette sul massacro collettivo, sulla crisi globale. La parte che adesso chiede al popolo di scendere in piazza col tricolore, quando quel tricolore lo ha deriso, insultato, vilipeso, ripudiato. La parte che il tricolore lo tradisce ogni giorno.

Io il 2 giugno festeggio, non manifesto. E so che come me non lo faranno miglia di patrioti italiani per cui la festa della Repubblica rappresenta un valore. Loro, come me, il 2 giugno sono certo metteranno un tricolore alla finestra, stando lontani dall’indegna caciara della destra bavosa ed estrema.


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