sabato 27 giugno 2020

"La Germania non fermò gli infetti". Dal primo focolaio tedesco il contagio non ha colpito soltanto l'Italia...

Ma è davvero possibile che il virus, almeno il ceppo più virulento, quello che ha “impestato” tutte le regioni del Nord Italia, abbia “bucato” le nostre frontiere tra il 24 e il 26 gennaio, portato da un dipendente della Webasto di Stockdorf o comunque da un tedesco entrato in contatto col focolaio scoppiato qualche giorno prima all’interno dell’azienda bavarese? I dati epidemiologici ci dicono che tutto è partito da lì, dopo che una dipendente cinese della sede di Shanghai ha partecipato ad alcuni meeting in Germania infettando i primi due colleghi tedeschi. Andando a ricostruire l’albero dei contagi, però, il quadro appare ancora più complicato e soprattutto più drammatico di quello che vi abbiamo riportato negli articoli pubblicati nei giorni scorsi. Perché da quel focolaio, il primo caso conosciuto di contagio uomo a uomo fuori dall’Asia, si è scatenato un effetto domino che non ha travolto soltanto il nostro Paese, ma anche la Spagna e l’Austria, due Stati che a loro volta, come vedremo, contribuiranno a diffondere il Covid-19 nelle nostre case.
La difesa della Webasto ruota tutta intorno al fatto che, una volta risultati positivi al nuovo coronavirus i primi due contagiati, la dipendente cinese ripartita per Shanghai il 22 gennaio e il 33enne che inizia a star male la sera del 24, sono stati vietati i viaggi aziendali sia in Germania sia all’estero. La decisione dei vertici del gruppo, che ha anche due sedi in Italia (una alle porte di Bologna e una in provincia di Torino), arriva solo il 28 gennaio, quando i laboratori inviano gli esiti dei tamponi. Parliamo di quasi dieci giorni dopo i primi contagi. Nel frattempo cosa è successo? Si parla di un dipendente passato nel Lodigiano tra il 24 e il 26 gennaio. Non si sa a fare cosa né chi avrebbe incontrato. L’ufficio stampa del gruppo non conferma. Ma è stato molto vago nell’assicurarci l’infondatezza di questa informazione. Il problema è che oltre a lui ci sono almeno altri due casi (certi) di contagiati che hanno lasciato la Baviera per andare all’estero.
Il primo, che già i primi di febbraio risulta positivo al Covid-19, va a sciare in Austria. Non è solo. Lo racconta lui stesso alla propria azienda. “Non ero troppo preoccupato per me – rivela – ma per i miei contatti, compresa la mia nipotina, mia moglie, mia figlia, e gli amici con cui ho ero stato in vacanza sulla neve”.  La Webasto non ci sa indicare la località esatta in cui soggiorna. E, neanche troppo velatamente, polemizza: “Non capiamo come questo possa essere rilevante per la vostra inchiesta dal momento che l’Istituto Superiore di Sanità italiano ha dimostrato che il virus era in giro nel vostro Paese già da dicembre”. Il punto è che i contagi che vengono registrati tra la fine di dicembre 2019 e gli inizi di gennaio non scatenano alcuna epidemia. Si tratta di casi isolati.

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