lunedì 1 giugno 2020

PALAMARA CHIEDE SCUSA A SALVINI, MA LUI NON CI STA. ECCO LA REPLICA DEL LEGHISTA.

«Da Palamara dichiarazioni surreali. A me e agli italiani non interessano le scuse tardive o le parole, interessano i fatti: magistrati promossi per appartenenza politica (quasi sempre di sinistra) e non per bravura, processi infiniti, innocenti in galera e colpevoli fuori: è urgente una riforma vera della Giustizia, ma per farla servono un governo ed un ministro capaci di farla. Preoccupato per il mio processo dopo quello che è venuto fuori? Assolutamente no, sono convinto di aver bloccato gli sbarchi per il bene degli italiani, l’ho fatto e lo rifarò».Palamara a ‘Non è l’Arena’: «Non c’era nessuna volontà di offendere Salvini»Lo ha detto Luca Palamara, ex consigliere del Csm e pm romano, ora sospeso, indagato a Perugia, intervenendo a “Non è l’Arena”, trasmissione condotta da Massimo Giletti su La7.Quella frase intercettata e pubblicata sui giornali «va circostanziata» mentre «si vuole sintetizzare in maniera frettolosa un ragionamento. Quella è una frase decontestualizzata», ha affermato Palamara.«Non ho inventato io il sistema delle correnti, quindi identificare me come male assoluto è un’operazione che potrebbe far comodo a qualcuno», ha anche detto l’ex consigliere del Csm, che ha spiegato: «Si parla di una rete di Palamara che arriva dappertutto, più semplicemente il mio ruolo era mediare all’interno delle singole correnti, e il Csm è il luogo dove necessariamente occorre mediare per nominare un determinato dirigente di un ufficio”. Un sistema “che oggi si sta demonizzando ma che ha prodotto Melillo a Napoli, Gratteri a Catanzaro, Greco a Milano, il fior fiore degli inquirenti in Italia».«Si è affermato il carrierismo all’interno del quale «il nostro sistema delle correnti penalizza chi alle correnti non appartiene”. E “le correnti togate del Csm hanno il peso preponderante. Voglio sfatare l’idea che il politico dall’esterno è in grado di incidere sul procuratore di turno», ha affermato ancora il pm.Palamara ha anche sottolineato che «la vicenda Falcone-Meli rappresenta ancora lo spartiacque delle nomine», vale a dire se «premiare l’anzianità oppure il merito».«Mi chiamavano tantissime persone perché avevo una funzione di rappresentanza” ed “ero diventato una sorta di riferimento per molti colleghi, ma non per il compimento di atti illeciti, ma perché attraverso la mia persona si riteneva potesse esserci la mediazione necessaria a smussare gli angoli», ha aggiunto.

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