domenica 21 giugno 2020

Palamara esce allo scoperto: "Adesso vi dico tutti i nomi..."


Le dure accuse dell'ex pm di Roma: "Il clientelismo all'interno della magistratura non è certo un problema che ho inventato io"

"Perché Palamara non si è svegliato una mattina e ha inventato il sistema delle correnti. Ma ha agito e ha operato facendo accordi per trovare un equilibrio e gestire il potere interno alla magistratura". Si è espresso così Luca Palamara poche ore dopo l'espulsione ricevuta dal Comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati a causa di "gravi violazioni del codice etico". Nell'intervista rilasciata a La Repubblica, l'ex pm di Roma ha sottolineato come la Costituzione abbia voluto che la magistratura fosse autonoma e indipendente: "Per esercitare questo potere i magistrati hanno scelto di organizzarsi in correnti che nascono con gli ideali più nobili, ma che storicamente hanno poi subito un processo degenerativo...".

Nella sua memoria ha scritto di non aver agito da solo: rafforza questa tesi grazie alla posizione di Elisabetta Casellati (presidente del Senato) e di magistrati di sinistra come Livio Pepino. "Riferiscono che il clientelismo all’interno della magistratura non è certo un problema che ho inventato io", ha spiegato. Perciò è convinto che limitarlo solo alla sua figura o a un gruppo associativo equivale a ignorare la realtà dei fatti o addirittura a mentire. "Io sono andato lì per parlare di fronte a chi mi stava giudicando. È un diritto insopprimibile per chiunque". Sostiene che fosse un suo dovere potersi esprimere poiché non solo ha ricoperto il ruolo di presidente dell'Anm, ma da quando è sotto accusa non ha avuto la possibilità di spiegare ai magistrati che cosa era realmente accaduto.

Ecco i nomi

Palamara si è detto consapevole di dover rispondere dei suoi comportamenti e di quello che è accaduto all'hotel Champagne, ma allo stesso tempo ha voluto precisare che non può essere considerato "il responsabile di un sistema che ha fallito e che ha penalizzato coloro i quali non risultano iscritti alle correnti". Pertanto ha voluto chiedere scusa a questi magistrati. Successivamente si è voluto togliere qualche sassolino dalla scarpa e ha fatto i nomi di chi avrebbe approfittato del sistema delle correnti per fare carriera. Nello specifico ha parlato di tre componenti probiviri Anm, che conosce bene anche perché sono stati noti esponenti di altrettante correnti: "Tra l'altro, il presidente Di Marco, dalle carte di Perugia, è risultato essere il difensore disciplinare di Giancarlo Longo, il magistrato che, secondo le originarie accuse rivoltemi da Perugia, ma poi cadute, io avrei favorito per la procura di Gela".

È stato citato anche Gimmi Amato, che nel 2016 è stato nominato procuratore di Bologna "secondo i meccanismi di cui tanto si parla oggi". C'è poi Viazzi, storico esponente di Md che ha sempre goduto della stima di Palamara ma che è stato poi sacrificato per la nomina di presidente della Corte di appello di Genova, "a vantaggio dell'alleanza con Magistratura indipendente, che portò a preferire al suo posto la collega Bonavia". Secondo l'ex pm di Roma loro sono stati per primi i beneficiari del sistema di cui solo lui oggi è ritenuto colpevole. 

2 commenti:

  1. L’Italia del malaffare
    Pensavamo d’averle viste tutte.
    Adesso siamo passati da tangentopoli, a (maggistropoli).
    Nomi insospettabili, sul trono da picconatori, a danno di una giustizia mai fatta o fatta su misura.
    Che diventa arma, di ricatto politico e di poteri poco giusti, per la collettività.
    Non chiamatelo “giustizialismo”, un abuso di potere, resta sempre un abuso.
    Se non si fa giustizia, resta sempre ingiustizia, e, vergognosa, per uno stato rapinato, anche con ingiustizia!
    Non credo, che ci sia cosa peggiore, sapere che nello stato, ci possa essere un potere organizzato che protegge politiche che, di politica per la società, non li sfiora minimamente.
    Allora, siamo passati da, tangentopoli, a non vergognarsi più di rubare, per passare a (maggistropoli).
    Penso che, siamo al sottofondo, peggio di così, non poteva capitarci.


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