lunedì 22 giugno 2020

Ultim'ora: La proposta di Conte sull'Iva spiazza Salvini.

E’ una mossa che spiazza, che ha il sapore di intercettare l’elettorato leghista d’antan: le partite Iva, i commercianti, gli autonomi. Così quando ieri sera da Villa Doria Pamphilj, ultimo giorno degli “Stati per generali per l’economia”, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, fa filtrare che sarebbe intenzionato a ritoccare l’imposto sul valore aggiunto al ribasso (ad esempio, per alcuni settori in crisi come ristorazione, spettacoli e turismo”, in casa Lega inizia a serpeggiare un sospetto. In tanti bofonchiano frasi che più o meno suonano così: “La strategia di Giuseppi è di parlare al nostro popolo”. E ancora: “Ecco, se fosse così per noi sarebbe un problema”. Le ore passano e nessuno a via Bellerio commenta l’uscita dell’avvocato del popolo, segno che l’inquilino di Palazzo Chigi ha fatto canestro. “Allora qual è la nostra linea?”, si domanda spaesato un peones lombardo.La domanda rimbalza nelle chat fin quando nella tarda mattinata di oggi il dilemma viene sciolto. Sono i minuti in cui Salvini si trova a Genova, e proprio i minuti gli spin iniziano a veicolare messaggi del genere: “E’ una bella proposta. La appoggiamo. Purché la faccia”, iniziano a dire denti stretti altissimi dirigenti di Salvini. Già, Salvini? Il Capitano leghista aspetta le 13 per rompere gli indugi. Ma è costretto ad abbozzare, non può fare altro: “Ogni taglio delle tasse avrà l’appoggio della Lega”. Da quel momento tutti i leghisti si allineano. Massimo Garavaglia, che fa parte del team economico del Carroccio ed è esperto di fisco, la mette così: “La questione di abbassare la tasse va benissimo. Ma si deve fare in maniera mirata. Penso ad alcuni settori in difficoltà come il turismo e l’automotive”. Il punto, però è un altro: l’annuncio del premier insidia le percentuali della Lega? Risposta di quello che per lunghi anni è stato definito il ministro delle partita Iva, vale a dire Garavaglia: “Ha un appeal su settori in difficoltà...”. Puntini di sospensione. Altro leghista, altro risposta. E’ Claudio Borghi a parlare con HuffPost: “Figuriamoci se noi siamo contrari. Ma se a Conte gli fosse interessato l’avrebbe messo sul decreto Rilancio”. Dello stesso avviso il tesoriere Giulio Centemero: “Lo appoggiamo sì sul taglio dell’Iva ma tanto non lo farà. Lo stopperà Gualtieri”.Va da sé che tutto ciò oltre ad aprire una faglia nella galassia leghista del nord, diventa oggetto di dibattito dentro il centrodestra. Con sfumature diverse arrivano le risposte dei partner di coalizioni. Il partito più in ascesa della coalizione, ovvero Fratelli d’Italia, si mostra assai scettico. Ecco Ignazio La Russa: “Quando da grida manzoniana diventerà un fatto concreto ne parleremo”. Stessi i toni di Giovan Battista Fazzolari, responsabile del programma meloniano: “Taglio dell’Iva? Penso che buttata lì sia una cosa poco seria. Detto questo, qualunque riduzione delle imposte ci vede favorevoli. Approfitto per far notare questa cosa: ad oggi non esiste un documento del governo né sulla questione specifica dell’Iva, né su altro, e diventa dunque difficile commentare le proposte del governo”.E poi c’è Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi che da settimane ha un atteggiamento aperturista nei confronti del governo. Ma sull’Iva gli azzurri rimandano la palla dall’altra parte del campo: “Non credo che sia un risultato che si possa raggiungere, mi pare che già i partiti della maggioranza di Governo siano schierati contro. Mi pare una proposta già finita”. Gli fa eco Giorgio Mulè, portavoce di Camera e Senato degli azzurri: “Più che dell’Iva si occupassero dell’Ilva. Anche perché diciamola tutta: se tu vendi una cosa a 10 euro non è detto che tagliando di due punti l’imposta troverai il prodotto a 9,80. Ci vuole una riforma fiscale seria”. Nel frattempo proprio Forza Italia oggi presenta una serie di proposte per il Rilancio del Paese che porterà al tavolo di Conte quando quest’ultimo incontrerà l’opposizione, Matteo Salvini è in tour, oggi in Liguria, domani in Toscana, e Giorgia Meloni ottiene la candidatura di Fitto in Puglia e Acquaroli nelle Marche.

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