lunedì 6 luglio 2020

Assedio a Conte


E’ un assedio. Il Pd continua a martellare senza sosta (quando non è impegnato a martellarsi da solo), imprenditori e sindacati si uniscono nel criticare la lentezza, il Movimento 5 stelle è sull’orlo di una crisi di nervi per le posizioni filo-Dem assunte nell’ultima settimana, il voto, o il rinvio del voto, sul Mes incombe, la girandola di incontri tra i leader europei segnerà la strada del Recovery fund, c’è da aprire il tavolo sulla riforma fiscale. Per Giuseppe Conte inizia una settimana complicatissima, e il terreno su cui si dovrà muovere è assai accidentato. Il ballo inizia lunedì sera, perché Palazzo Chigi è convinto di poter chiudere il decreto Semplificazioni non oltre quella deadline. Nel Consiglio dei ministri è atteso anche il Piano nazionale di riforma, il documento programmatico con il quale il governo indica obiettivi e priorità.

Sarà da qui che si apriranno le danze. Perché nelle premesse del Pnr il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha inserito un monito che suona come un manifesto programmatico dei prossimi mesi. Scrive il titolare del Tesoro: ”È assolutamente necessario evitare che la crisi pandemica, inserendosi su un contesto di scarso dinamismo economico del Paese, nonché di complessi cambiamenti geopolitici a livello mondiale, sia seguita da una fase di depressione economica. Non vi è tempo da perdere, e le notevoli risorse che l’Unione Europea ha messo in campo devono essere utilizzate al meglio”. Prudentemente, via XX settembre ha messo nero su bianco l’attendismo che ha caratterizzato la linea politica di Conte sul Fondo salva stati: “In corrispondenza al notevole sforzo richiesto per rilanciare e modernizzare ila sanità, le iniziative adottate dall’Unione europea forniscono opzioni di finanziamento per la risposta sanitaria alla pandemia che il governo valuterà alla luce di considerazioni di merito e di impatto finanziario”. Ma tra le priorità individuate si sottolineano i 32 miliardi che sono necessari per l’adeguamento strutturale delle strutture sanitarie, soldi difficilmente reperibili se non attraverso la linea di credito messa a disposizione da Bruxelles.

“Non lo si vuole utilizzare per ragioni ideologiche”, ha attaccato ieri il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, dicendo che “il governo non racconta la verità” sull’autunno che ci aspetta. Trovando una singolare consonanza con la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, che ha puntato il dito sull’immobilismo del governo: “L’autunno rischia di essere drammatico e non possiamo aspettare settembre”. “Non c’è alcuna battaglia ideologica - ha tenuto il punto Luigi Di Maio - c’è un negoziato aperto e noi abbiamo fiducia in Conte”.

Le premesse non sono delle migliori. L’idea è quella di approvare il Semplificazioni salvo intese. Il calendario delle Camere è intasato, e chiuderlo il 6 di luglio vorrebbe dire costringere il Parlamento a un surplus di lavoro ad agosto, una corsa per consentire la conversione entro i due mesi previsti per legge. L’approvazione salvo intese, con un testo dunque formalmente aperto, consentirebbe di licenziare il testo definitivo intorno a metà mese, aprendo una finestra di lavoro per Camera e Senato a inizio settembre.

Non è un caso che il sempre più influente Stefano Bonaccini abbia incalzato il premier: “La velocità non è una variabile indipendente: si possono prendere ottime decisioni, ma se non sono veloci, l’una vale l’altra”. Gli fa eco Graziano Delrio: “Sta a Conte dimostrare di portare il paese fuori dalla crisi”. Balla un incontro con i sindacati, da incastrare tra il mini tour europeo e al redivivo tavolo per la riforma fiscale. Il premier volerà il 7 a Lisbona e l′8 a Madrid, in vista del decisivo Consiglio europeo del 17 e 18. Il 15 al Senato la maggioranza eviterà di nominare il Mes nella sua risoluzione, ma Emma Bonino ha annunciato di volerne presentare una per dire sì, e a Palazzo Madama la maggioranza è stata allertata per evitare scivoloni. Nella seconda metà della settimana al Tesoro si inizierà a discutere di taglio delle tasse. Le posizioni di partenza sono lontane, ma la discussione partirà dall’accorpamento di due delle aliquote dell’Irpef, ma il costo si aggirerebbe intorno ai 20 miliardi di euro. Conte sembrerebbe orientato a riproporre l’idea di un taglio sia pur temporaneo e settoriale dell’Iva, ma i no piovono da tutte le parti.

Una settimana per iniziare a uscire dall’assedio, per incanalare un luglio senza scossoni che dia aria al governo almeno fino all’autunno che si preannuncia caldo. Conte è convinto di farcela, nel Palazzo e fuori i dubbi sono tanti. L’obiettivo è correre, verso dove ancora non si sa

1 commento:

  1. Ma Basta con la critiche dei giornalisti e Carta Bianca e altri Conte non se lo merita

    RispondiElimina