giovedì 2 luglio 2020

Gasparri va in pensione. 28 anni di aspettativa, alla faccia di noi comuni mortali.

Il Fatto racconta che il senatore-giornalista di Forza Italia dal primo giugno gode dell'assegno da dipendente del Secolo d'Italia. Ma è stato in aspettativa 28 anniMaurizio Gasparri va in pensione dopo nove anni di lavoro su 37. Lorenzo Giarelli sul Fatto Quotidiano racconta che il senatore di Forza Italia ha regolarmente ottenuto la quiescenza e il relativo trattamento previdenziale a partire dal primo giugno dopo il suo lavoro al Secolo d’Italia:Già, perché Maurizio Gasparri ha appena concluso il suo rapporto di lavoro con il Secolo d’Italia, storico giornale di destra diventato organo di partito del Movimento Sociale Italiano e di Alleanza Nazionale, prima della nascita del Pdl e della sua seconda vita online, edito dalla Fondazione An. Qui Gasparri era arrivato nel 1983 da praticante e qui si è consegnato alla pensione, adesso che di anni ne ha quasi 64. Piccolo dettaglio:  ricoprendo ininterrottamente la carica di parlamentare dal 1992, il senatore forzista era in aspettativa da quella data, ovvero ventotto anni, avendo perciò continuato a versare i contributi all’Inpgi, la cassa previdenziale dei giornalisti, attraverso il proprio stipendio da onorevole. Nove anni di lavoro e 28 di aspettativa valgon bene la pensione, che adesso potrebbe essere ridotta perché Gasparri percepisce altro reddito ma che comunque è fieno in cascina per il futuro, tenendo conto che l’ex ministro nel frattempo continuerà a maturare la pensione da parlamentare.Tutte circostanze che il senatore minimizza: “A una certa età e con una certa anzianità si va in pensione, non è una notizia. Tutto è accaduto in base alle norme e alle regole, non c’è nulla di strano”. Per capire come, allora, serve un passo indietro. Gasparri è giornalista professionista dal 1985 e come tale è iscritto all’Ordine dei giornalisti del Lazio, ma già dal 1983, all’epoca ventisettenne e già vice di Gianfranco Fini nel Fronte della Gioventù, entra al Secolo d’Italia come praticante. Le cose vanno bene, tanto che nel 1991 Gasparri diventa condirettore del giornale, anche se dopo appena un anno decide di candidarsi al Senato con il Msi riuscendo a essere eletto. A quel punto si mette in aspettativa, ma fino al 1994 continua a dirigere il Secolo: “Non prendevo una lira e anzi – rivendica oggi – ho mantenuto la carica di caposervizio pur facendo il lavoro del direttore, come testimoniava la gerenza. Questo per non gravare sui conti del giornale”.E così prima dell’addio Gasparri ha potuto rimpinguare il proprio curriculum giornalistico, che adesso si conclude (a meno di collaborazioni post-pensione) dopo 37 anni – e qualche mese – di cui 28 passati in Parlamento, in ben altre faccende affaccendato. Tutto sommato, Gasparri ha dunque motivo per ritenersi soddisfatto.

5 commenti:

  1. Se un comune operaio dopo le sue otto ore lavorato in un fabbrica appena esce, dal suo turno va a fare altre quattro ore in un'altra
    fabbrica e ancora , dopo esce e va fare altre quattro ore in una altra fabbrica . E poi le altre 8 ore va casa a mangiare e a dormire che bello che sarebbe per la pensione di questo lavoratore , così ha fatto on Gaspare . Dove era era a svolgere il suo lavoro ,a non fare un gazzo oppure a dormire in aula a Montecitorio .pur non facendo nessun lavoro di fatica. E ora prende per il culo quei onesti lavoratori che si sono fatti il mazzo per oltre 43 anni di duro lavoro per prendere o si o no 1300 euro al mese. E ancora ce gente che se la beve di avergli dato il voto, a questa carogna.

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  2. forca....non c'è bisogno di dire altro.

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  3. COMPLIMENTI VIVISSIMI, DAVVERO UN CAPOLAVORO, DEGNO DI UN SOLENNE ENCOMIO...

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  4. Beh, in uno stato di cialtroni, con un popolo di coglioni, io avrei fatto anche meglio, sarei andato ancor prima in pensione! Del resto è tutto a norma, è tutto regolare, pertanto....siamo noi gli stronzi non loro che, normative alla mano hanno le capacità di raggirare e accomodarsi sul groppone di tanti poveri scemi....semplice!

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  5. I SOLITI FURBACCHIONI SE USASSERO LA LORO FURBIZIA A FIN DI BENE PER LA COMUNITA'. QUEL DITO E' MEGLIO CHE CACCI DENTRO I SUOI COMPARI BERLUSCONI FINI MELONI E SALVINI

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