lunedì 27 luglio 2020

La “donazione” dei camici a Regione Lombardia non è stata mai accettata

Il Corriere della Sera oggi torna sulla storia dei camici “donati” alla Regione Lombardia da Dama SPA, la ditta del cognato di Attilio Fontana Andrea Dini, per farci sapere che nessun atto formale ha mai registrato proprio la famosa donazione.

Il Corriere della Sera oggi torna sulla storia dei camici “donati” alla Regione Lombardia da Dama SPA, la ditta del cognato di Attilio Fontana Andrea Dini, per farci sapere che nessun atto formale ha mai registrato proprio la famosa donazione.

L’ultima paradossale scoperta, nella serie di pasticci che costellano la fornitura dei camici sanitari alla centrale acquisti regionale «Aria  spa» diretta da Filippo Bongiovanni, é che qui non si trova, perché non è proprio mai esistita, alcuna delibera con la quale la Regione abbia accettato la trasformazione in «donazione» (comunicata in un mail del 20 maggio dalla Dama Spa di Andrea Dini, cognato del presidente Attilio Fontana) della «fornitura» invece pattuita il 16 aprile come affidamento diretto di 75 mila camici e 7 mila set sanitari, dei quali 49 mila camici e 7 mila set consegnati sino a quel giorno.

A Dini giunse solo da Bongiovanni un riscontro di ricezione della mail e un grazie di cortesia, certo non valevole come assenso a una formalizzata modifica del rapporto commerciale. Il risultato èd unque che a tutt’oggi a rigore continua a valere quella fornitura, che a maggior ragione vincolerebbe Dini a fornire alla Regione anche i pattuiti 25.000 camici restanti, base dell’ipotesi di reato di «frode in pubbliche forniture» contestata ai tre. Non a caso Dini sta ora valutando l’opzione di metterli a disposizione.

Il 7 giugno, all’anticipazione della trasmissione (Report, ndr), Fontana scandisce (tra una minaccia di querela e una diffida ad andare in onda) la sua posizione: «Non sapevo nulla della procedura e non sono mai intervenuto in alcun modo». Nessuna delle due affermazioni è vera. Proprio il suo assessore Cattaneo, consapevole della parentela e del fatto che potesse apparire inopportuna, sin dall’inizio gli ha rappresentato la presenza del cognato tra i fornitori emergenziali, senza raccogliere alcuna contrarietà da Fontana. Che poi però, quando un mese dopo intuisce che la notizia potrebbe uscire e nuocergli, il 17 maggio chiede al cognato di rinunciare all’affare. Che sia per il lucro mancante e per i costi di riconversione già sopportati dal cognato, sta di fatto che Fontana si sente in dovere di risarcirlo in un modo singolare: il 19 maggio (il giorno prima della rinuncia poi del cognato ai pagamenti della Regione) ordina alla «Unione Fiduciaria», che gli gestisce appunto un mandato fiduciario indicato a pagina 3 della dichiarazione patrimoniale sul sito online regionale, di bonificare 250.000 euro alla società del cognato, di cui (asseritamente a sua insaputa) si è fatto dare l’Iban dalla dirigenza di «Aria spa».

Nessun commento:

Posta un commento